La libertà non è uno spazio libero, la libertà è PARTECIPAZIONE. Giorgio Gaber

mercoledì 31 dicembre 2014

I Comuni salutano Hera: sì alla società in house

Passa nel Consiglio dei trenta Comuni la proposta di Forlì: contrari solo Cesena, Gambettola, Savignano e San Mauro



30/Dicembre/2014 - H. 08.58


FORLI' - Cinque ore di discussione per “dare il benservito” a Hera. Il Consiglio locale di Atersir, partecipato dalla Provincia e dai trenta Comuni del forlivese e del cesenate, ieri ha approvato con un’ampia maggioranza l’avvio del procedimento per costituire la società in house per la gestione della raccolta dei rifiuti, attualmente nelle mani di Hera. Su trenta Comuni, solo quattro hanno votato contro l’operazione: Cesena, Gambettola, Savignano sul Rubicone e San Mauro. Nel forlivese su quindici Comuni presenti, nessun no: solo Santa Sofia e Civitella di Romagna si sono astenuti.


Un “risultato che parla da solo”, commenta l’assessore all’Ambiente del Comune di Forlì, Alberto Bellini, promotore della proposta che vuole riportare in mano interamente pubblica la gestione di raccolta dei rifiuti. Bellini infatti è da tempo sostenitore della necessità di separazione del ciclo del sistema rifiuti perché si ottengono vantaggi economici indiretti dal recupero di materia, non a vantaggio del gestore del servizio al quale, da questo,  invece deriva solo un danno.


Le prossime tappe - fa sapere l’assessore - sono “la scelta della società, la verifica del piano industriale e di tutti i criteri di legge perché la legge di stabilità ha imposto ulteriori vincoli: un piano triennale certificato da un istituto di credito. Ci siamo dati quattro mesi di tempo per arrivare all’approvazione dell’affidamento alla società in house. Ci vorranno poi circa sei mesi per l’attuazione”. Se tutto va bene nel 2016 dovrebbe partire il nuovo sistema.

giovedì 25 dicembre 2014

Un augurio e un invito

Nell'augurare buone feste a tutti voi , vi invitiamo a leggere questa riflessione del nostro Vito Crimi :

".... Mi limito a rivolgervi un invito, di cuore.

Per queste festività, regalate un po' di informazione. Nelle grandi tavolate in famiglia, nelle serate con gli amici, nelle partite a tombola. A chi vi intimerà di «non parlare di politica, almeno a Natale», fate cordialmente notare che in questo Paese non si parla di politica da trent'anni.

Ditegli che il tempo che riserviamo a rendicontazioni, scontrini ed espulsioni è di poche ore, mentre quello che dedicano giornali e televisioni con prime pagine, dibattiti, approfondimenti, speciali, aperture di telegiornali, servizi e talk show è di giorni, settimane, mesi.

Chiedetegli perché i pennivendoli nostrani non dedicano lo stesso spazio alle centinaia di espulsioni che i partiti praticano da secoli, senza chiedere conto ai propri iscritti. E perché non dedicano lo stesso tempo alle rendicontazioni dei parlamentari delle altre forze politiche. Forse perché intascano fino all'ultimo centesimo e non rendicontano niente.

Ditegli che gli "accordi" dei Nazareni li lasciamo ad altri. Ditegli che non c'è mai stata alcuna possibilità di fare un "accordo col Pd", perché al Pd interessavano i nostri voti soltanto per legittimare le loro porcate.

Ditegli che mentre i partiti si ritrovano in case chiuse ad intrallazzare, spartirsi poltrone e svendere il futuro del Paese lontano dai loro elettori, il Movimento 5 Stelle propone, si confronta apertamente e vota le idee di buon senso - a prescindere dal colore politico - nelle commissioni e nelle aule parlamentari, nei consigli regionali e comunali.

Ditegli che mentre i Letta e i Renzi raggiungevano la quota di 41 (quarantuno) richieste di fiducia su provvedimenti del governo, annientando il dibattito democratico in aula e il potere legislativo del Parlamento, il Movimento 5 Stelle pubblica da un anno e mezzo i propri disegni di legge in rete, concede 3 mesi di tempo ai propri iscritti per interagire, proporre modifiche, integrazioni, rimozioni, e soltanto in seguito le deposita in Parlamento.

Ditegli che mentre il Presidente della Repubblica era troppo occupato a condannare la corruzione e il malaffare nella politica, lo stesso Presidente della Repubblica ha varato un Governo mai eletto da nessuno, fondato su un patto tra un ex sindaco fiorentino (Renzi) condannato in primo grado per danno erariale e un senatore decaduto dalla carica (Berlusconi), imputato in oltre venti procedimenti giudiziari, prescritto per fatti di corruzione giudiziaria, finanziamento illecito e falso in bilancio, e condannato in via definitiva per frode fiscale, nonché interdetto dai pubblici uffici.

Ditegli che mentre il Presidente della Repubblica esprimeva "stupore" per il dilagare della corruzione in Italia, il governo da lui varato abbassava le pene per il voto di scambio politico-mafioso e regalava praterie ai prestanomi mafiosi all'estero, facendosi beffe del parere contrario espresso all'unanimità da 50 senatori appartenenti a tutti gli schieramenti politici di due commissioni riunite.

Ditegli che mentre i carabinieri prelevavano dirigenti e consiglieri del comune di Roma di ogni partito in odore di mafia e mentre il Presidente della Repubblica non trovava di meglio da fare che condannare "l'antipolitica eversiva" del Movimento 5 Stelle, il Movimento 5 Stelle presentava in Parlamento il disegno di legge sul reddito di cittadinanza, con tanto di coperture, dopo aver già avanzato proposte alternative alla Schiforma Costituzionale di agosto, allo Sfascia-Italia di ottobre, alla Legge di (in)Stabilità di dicembre.

Ditegli che i media hanno rilanciato il verbo di Re Giorgio a reti ed edicole unificate a tutte le ore del giorno e della notte, pur di coprire la conferenza stampa in cui Beppe Grillo presentava l'avvio della raccolta firme in sostegno alla nostra legge costituzionale di iniziativa popolare, per indire il referendum sull'Euro.

Ditegli che mentre la Rai usa perfino i bambini per rendere digeribile il prodotto-Renzi e per parlare d'altro, il Movimento 5 Stelle è in piazza ogni fine settimana per raccogliere firme, nel rispetto di quanto promesso prima delle elezioni europee.

Ditegli che l'occupazione del tetto di Montecitorio per protestare contro l'attacco all'articolo 138 (ultimo presidio a difesa della Costituzione) mosso dal tandem Pd-Forza Italia, non è stata una goliardata, ma l'estremo tentativo di condannare pubblicamente la porcata dei partiti e di far ricordare al Pd ciò che aveva promesso ai propri elettori prima delle elezioni, ovvero che non avrebbe mai messo mano all'articolo 138.

Ditegli che mentre l'Italicum è figlio dell'atto di prostituzione perpetrato a fari spenti dai condannati Renzi e Berlusconi, la legge elettorale del Movimento 5 Stelle è stata elaborata passo dopo passo per mesi, pubblicamente, con votazioni in rete fra gli iscritti.

Ditegli che mentre il governo manda i poliziotti a manganellare operai, studenti e manifestanti di legittime proteste, il Movimento 5 Stelle manda i poliziotti a parlare con i cittadini e i cittadini a parlare con i poliziotti, per confrontarsi e comprendere le ragioni di un risentimento che fiorisce dal non-dialogo.

Ditegli che mentre gli altri partiti regrediscono fino ad assomigliare e confondersi con associazioni a delinquere, il Movimento 5 Stelle cresce, si evolve, matura e si afferma come forza di governo alternativa, reale, credibile.

Ditegli che i primi responsabili della devastazione sociale e culturale di questo Paese sono i media. Tutti i media italiani, dai giornali alle televisioni, passando per le radio. Ditegli che negli ultimi decenni hanno lavorato incessantemente per sopprimere la memoria storica dei cittadini, per annientare il nostro spirito critico, la nostra capacità di fare confronti fra il passato e il presente, nascondendoci notizie, informazioni, verità, a volte inventandole o ricostruendole a proprio piacimento.

Ditegli che è grazie a loro se in questo Paese non si parla di politica da trent'anni. Ditegli che forse è giunto il momento di parlarne seriamente, e di parlarne sempre, per dimostrare a quanti tentano di indottrinarci con il tifo da stadio per l'una o per l'altra "parte" politica, e di isolarci con la paura e l'assenza di prospettive, che abbiamo la forza, le idee, la passione civile e il cuore per uscire dal buio, con o senza di loro.

Ditegli che ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa, qualcosa di molto importante: instillare il dubbio nelle persone, provocare una crepa nelle loro granitiche convinzioni indotte da pennivendoli e microfoni servi. A cominciare dalle persone a noi più vicine, e care.

Buon Natale a voi tutti! "



martedì 16 dicembre 2014

FISCO: COMUNI ALLUVIONATI, M5S: "DA GOVERNO BATOSTA DI NATALE"





Roma, 15 dicembre 2014 – “Il governo ha preparato un bel regalo di Natale  per i  cittadini alluvionati. Tra una settimana, il 22 dicembre, dovranno pagare in un’unica rata le tasse che erano state precedentemente sospese. Due righe del ministero sono bastate a gettare nel panico migliaia di persone e di imprese in tante parti d’Italia recentemente toccate da catastrofi naturali.  E come potranno, in pochi giorni, i residenti di questi comuni trovare i soldi? Ecco il vero volto del governo Renzi: un esecutivo che vuole fare cassa sulla disperazione della gente che non ha più nulla”. È il commento dei deputati del M5S Michele Dell’Orco e Vittorio Ferraresi in merito alla disposizione contenuta in un decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze che interessa tutti i Comuni indicati nei precedenti decreti di sospensione localizzati in Emilia Romagna ma anche in Liguria, Piemonte, Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia e nella provincia di Foggia.

Nei mesi scorsi- spiegano i deputati- il Movimento 5 Stelle in Parlamento ha proposto al governo un pacchetto di azioni immediate ed efficaci per affrontare davvero l’emergenza dissesto idrogeologico. Venerdì – concludono  i deputati - andremo dai prefetti delle principali città colpite dalle alluvioni per presentare direttamente nelle mani del rappresentante del governo sul territorio le proposte per assistere  i cittadini sopraffatti dalle emergenze.



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Michele Dell’Orco
Cittadino Deputato
Movimento 5 Stelle

domenica 14 dicembre 2014

Mi Scatta La Risposta


Sparisce l'origine del cibo dalle etichette Ce lo impone l'Unione europea

Dal 13 dicembre un regolamento della Ue toglie l'obbligo di indicare sulle confezioni lo stabilimento di lavorazione degli alimenti. Un regalo alle multinazionali. Che rischia di danneggiare le aziende nostrane. E di aiutare i cloni del made in Italy.

DI STEFANO VERGINE

Sparisce l'origine del cibo dalle etichette  
Ce lo impone l'Unione europea
LA Mozzarella Santa Lucia fino a oggi è stata prodotta in Italia. Lo si può leggere chiaramente sull’etichetta: realizzata nello «stabilimento di Corteolona, Pavia». Tra pochi giorni le cose potrebbero però cambiare. Un regolamento europeo cancella infatti l’obbligo di indicare sulla confezione il luogo di produzione degli alimenti. In teoria ci sono due eccezioni: carne e latticini, per i quali bisognerà ancora segnalare lo stabilimento, ma non più come avviene oggi: basterà un numero a rappresentare la fabbrica. Per comprendere le conseguenze del cambiamento vale la pena di restare sull’esempio della Santa Lucia, marchio controllato dalla multinazionale francese Lactalis che, oltre a quelli italiani, ha impianti sparsi per il mondo. Ebbene, se per ipotesi la Lactalis decidesse di non realizzare più la mozzarella in provincia di Pavia, ma di spostare la manifattura all’estero, per il consumatore sarebbe praticamente impossibile saperlo. Un ragionamento applicabile a tutto il cibo.
CE LO CHIEDE BRUXELLES
Il regolamento in questione porta il numero 1169 ed entra in vigore in tutti i Paesi dell’Unione europea il 13 dicembre. L’obiettivo ufficiale è quello di «migliorare il livello di informazione e di protezione dei consumatori», si legge sul sito dell’Ue. In effetti, nelle 46 pagine del documento ci sono parecchi articoli che dovrebbero renderci la vita più facile. Per esempio, sulle etichette dei cibi non troveremo più la scritta “sodio” ma il più comprensibile “sale”. Oppure - altro esempio - dovranno esserci informazioni più chiare sulle sostanze a cui i consumatori possono essere allergici, dal glutine alle uova. Gli esperti concordano: ci sarà finalmente più trasparenza sugli ingredienti e regole uguali per tutti. Peccato solo che non sarà più garantita la conoscenza dello stabilimento di produzione. Un’informazione che in Italia, finora, è stato obbligatorio indicare: lo prevede la legge 109 del 1992. Con il nuovo regolamento europeo la norma nazionale decadrà. E scrivere sull’etichetta il luogo in cui è stato lavorato l’alimento diventerà facoltativo. «È un regalo alle multinazionali, che potranno così spostare le produzioni in Paesi dove la manodopera costa meno senza che il consumatore se ne accorga», sostiene Dario Dongo, avvocato esperto di diritto alimentare.

IL MISTERO S'INFITTISCE
Già oggi, in realtà, parecchi prodotti provenienti da altre nazioni non riportano sulla confezione il luogo di lavorazione. Basta fare un giro al supermercato per rendersene conto. Capire dove sono stati realizzati i cereali Fitness, ad esempio, è impossibile. Sulla scatola l’unica informazione comprensibile è questa: «Distribuito da Nestlé Italia Spa», la multinazionale svizzera con ramificazioni in tutto il mondo. In quale Paese sono stati lavorati i cereali? Mistero. Dal 13 dicembre sarà così anche per le produzioni italiane. Il regolamento comunitario prescrive infatti di riportare sulla confezione solo il nome del proprietario del marchio. E sono in molti a credere che il cambiamento risulterà svantaggioso per chi va a fare la spesa.

IL GOVERNO CHE FA?
Il Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione al ministero dello Sviluppo economico per chiedere di mantenere l’obbligo d’indicare sull’etichetta il luogo di produzione. «Per operare in tal senso occorre una specifica norma di legge o una delega al governo in materia di etichettatura», ha risposto il viceministro Claudio De Vincenti, aggiungendo però che al momento «non appare possibile adottare i provvedimenti richiesti per assenza di una fonte primaria che li preveda». Insomma, per ora niente da fare, in futuro si vedrà. Intanto nel settore alimentare le preoccupazioni aumentano. Questione economica, soprattutto. L’indicazione dello stabilimento, si legge infatti nell’interrogazione dei Cinque Stelle, «serve ai singoli consumatori per scegliere un alimento rispetto a un altro anche in considerazione del Paese o della regione dove è prodotto». Traduzione: se voglio premiare le aziende che non delocalizzano, come faccio se non conosco il luogo di produzione?

RISCHI PER IL MADE IN ITALY
La questione suscita i malumori di parecchie imprese nostrane. Alla Sterilgarda, 280 dipendenti, tra i maggiori produttori di latte in Italia, la paura è di perdere quote di esportazioni. Ferdinando Sarzi, titolare dell’azienda mantovana, dice di essere appena tornato da un viaggio di lavoro negli Stati Uniti: «Lì il made in Italy continua ad andare fortissimo, ma adesso che non sarà più obbligatorio indicare lo stabilimento di produzione qualcuno, per esempio chi ha sede legale da noi ma fabbriche all’estero, potrebbe approfittarne per vendere come italiano ciò che in realtà viene lavorato fuori». Insomma, le nuove regole potrebbero agevolare i prodotti “italian sounding”, quelli che attraverso nomi o simboli stampati sulla confezione rimandano a una presunta italianità. Un fenomeno che, secondo le ultime stime del governo, vale già oggi circa 55 miliardi di euro, quasi il doppio delle esportazioni alimentari nostrane.

CHI CI GUADAGNA
Sterilgarda è solo una delle tante imprese ad aver firmato la petizione per opporsi all’entrata in vigore del regolamento europeo. L’idea è stata di Raffaele Brogna, 32enne fondatore di ioleggoletichetta.it , un sito che cerca di aiutare chi fa la spesa con informazioni sull’origine dei prodotti. Brogna ha avviato una raccolta di firme che finora ha raccolto circa 20 mila adesioni tra cittadini privati e gruppi dell’agroalimentare. «Dalla nostra parte stanno le aziende che producono tutto in Italia», dice Brogna, «non certo colossi come Unilever, Nestlé o Carrefour che hanno stabilimenti in tanti Paesi e possono beneficiare del nuovo regolamento». Le imprese che hanno firmato la petizione si sono impegnate a mantenere l’indicazione dello stabilimento di produzione. Tra queste ci sono pure alcune catene di supermercati, visto che negli ultimi anni anche in Italia si sono sviluppate parecchio le cosiddette private label, cibi marchiati con lo stesso simbolo della catena distributiva. «Noi continueremo a chiedere ai nostri fornitori d’indicare lo stabilimento, così che il consumatore possa essere certo che quel cibo ha creato lavoro in Italia», assicura ad esempio Giuseppe Zuliani, direttore marketing della Conad.

MOZZARELLA LITUANA
Se è vero che le nuove regole europee renderanno difficile, se non impossibile, capire dove è stato lavorato un alimento, già oggi l’origine del cibo è abbastanza misteriosa. Secondo i calcoli della Coldiretti, il 33 per cento dei prodotti agroalimentari “made in Italy” contiene infatti materie prime straniere. Già, perché in parecchi casi non è obbligatorio indicarne la nazione di provenienza. Qualche esempio? Basta dare un’occhiata al grafico riportato nelle pagine precedenti. Due prosciutti su tre, venduti come italiani, sono frutto di maiali allevati all’estero, soprattutto in Germania. Un terzo del grano usato per fare la pasta arriva dal Canada. E la metà delle mozzarelle che compriamo è prodotta con latte straniero, per lo più tedesco e lituano. Il nuovo regolamento europeo, in realtà, qualche miglioramento in questo senso dovrebbe portarlo. «Sarà obbligatorio indicare sulla confezione il Paese d’origine della carne di maiale, capra e pollo», dicono dal ministero dell’Agricoltura, precisando che questo risultato è frutto delle pressioni dell’Italia in sede europea. Altre nazioni, evidentemente, hanno spinto affinché l’Ue togliesse l’obbligo di indicare sulle confezioni lo stabilimento di produzione. E così, dal 13 dicembre, sapere dove è stato lavorato ciò che stiamo mangiando diventerà ancora più difficile. A meno che il governo, alla fine, decida di fare una nuova legge in difesa del made in Italy. 

sabato 13 dicembre 2014

Massimo Fini. Il Colle ha (di nuovo) passato il limite

NON HO MAI avuto alcuna considerazione per Giorgio Napolitano (definito a suo tempo, da qualcuno, “coniglio bianco in campo bianco”) e in questo senso ho scritto più volte e in particolare in un articolo pubblicato su Giudizio Universale nel giugno del 2006, quando fu eletto presidente della Repubblica, poi rieditato in un libro di Chiarelettere del 2010. Ma questa volta l'anziano presidente, da sempre cauto, cautissimo, cosa a cui deve la propria longevità politica, pare aver perso la testa. In un momento in cui l’Italia è nel pieno del più grave scandalo della sua Storia, che pur è un sequel di scandali, colpita da un fenomeno criminale-politico che è più pericoloso e inquietante della mafia, perché la mafia è perlomeno un cancro individuato e, almeno teoricamente, circoscrivibile, mentre qui siamo in presenza di una serie di metastasi incontrollabili che attraversano l’intero Paese (in questo senso va intesa la contestatissima affermazione di Grillo “era meglio la mafia”) Napolitano che fa? Non indica come prima emergenza del Paese la corruzione politico-criminale, ma “l'antipolitica che in Italia è ormai degenerata in una patologia eversiva”, con un chiaro riferimento al Movimento 5 Stelle, che di tutto può essere accusato tranne che di corruzione.

   È anzi l'unico partito che ha restituito 42 milioni che pur, per legge, gli spettavano. Grillo ha replicato: “Napolitano stia attento, rischia che lo denunciamo per vilipendio del Movimento”. Ma non è questo il punto. Napolitano ha violato il proprio dovere costituzionale di imparzialità. Il presidente della Repubblica, che rappresenta tutti i cittadini, non può prendere parte contro un movimento presente in Parlamento e che oltretutto, allo stato, è il primo partito, il più votato con i suoi 8 milioni 688 mila 231 voti. Napolitano dovrebbe essere semmai denunciato per “alto tradimento”.

   Ma perché mai il movimento di Grillo sarebbe “eversivo”? Perché ”nel biennio alle nostre spalle hanno fatto la loro comparsa metodi e atti concreti di intimidazione fisica, di minaccia, di rifiuto di ogni regola e autorità”. Nessuno meglio di Napolitano può sapere, perché c'era, che quando in Parlamento sedevano i comunisti le botte e le scazzottature, con il capintesta Pajetta, erano all'ordine del giorno (naturalmente Napolitano, che non è mai stato uomo di passioni, a quelle zuffe non partecipava, come quando era ragazzo preferiva stare ai bordi del campo). Ma l'affermazione più inquietante di Giorgio Napolitano è quando dice che di questa situazione “eversiva” portano “pesanti responsabilità anche alcuni mass media e opinionisti senza scrupoli”.

   n QUI SIAMO in pieno regime fascista o, peggio, stalinista quando ogni critica era considerata “un’attività oggettivamente antipartito” e quindi meritevole di purga, come Napolitano che di quegli orrori fu a conoscenza e, per la sua parte, complice, non può non sapere.

   Napolitano afferma anche che “serve una scossa civile che spinga i cittadini a reagire”. Se ci sarà una “scossa civile” si dirigerà proprio contro quella politica in cui Napolitano è incistato da quando esiste. Questo non è fare dell’”antipolitica”, ma volere un’”altra” politica, democraticamente.

   Ma se la politica persevererà nel derubare sistematicamente i cittadini verrà il giorno in cui la gente, grazie anche alle provocazioni di Napolitano, perderà la pazienza. E non sarà una “scossa”. Sarà rivolta. Né civile, né democratica, né indolore. Massimo Fini FQ 13 dicembre 2014

venerdì 12 dicembre 2014

CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N. 6



       15 DICEMBRE 2014 ORE 20:30
presso lo Spazio Eventi "L. Famigli" — V.le Rimembranze,                  n.19 per trattare gli argomenti iscritti in Ordine del Giorno.







                             ORDINE DEL GIORNO                                 
1.   DOMANDE URGENTI.
2.   COMUNICAZIONI DEL SINDACO E/0 DEL PRESIDENTE.
3.   APPROVAZIONE VERBALI SEDUTE PRECEDENTI DEL 24.11.2014 (Rel. Castagnini)
4.   CONVENZIONE PER IL TRASFERIMENTO DELLE FUNZIONI ESERCITATE DALLA CENTRALE UNICA DI COMMITTENZA (Rei. Sindaco)
5.   NOMINA DEL REVISORE UNICO DEI CONTI PER IL TRIENNIO 01/01/2015 —31/12/2017. PROVVEDIMENTI (Rei. Ass. Pesci)
6.   MOZIONE PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA DEL GRUPPO "UNITI PER LA SINISTRA DI SPILAMBERTO E SAN VITO", SIG.RA SPADINI MIRELLA, IN MERITO AL PATERNARIATO TRANS-ATLANTICO SU COMMERCIO E INVESTIMENTI (TTIP).
7.   INTERROGAZIONE, CON RISPOSTA SCRITTA, PRESENTATA DALLE CONSIGLIERE DEL GRUPPO "MOVIMENTO 5 STELLE — BEPPE GRILLO.IT", SIGG.RE ANDERLINI FIORELLA E PAGNOTTA MANUELA AD OGGETTO: "MANCATA COMUNICAZIONE AI CONSIGLIERI DELLA CONVOCAZIONE ANCIA.
8.   INTERROGAZIONE, CON RICHIESTA DI RISPOSTA SCRITTA, PRESENTATA DALLE CONSIGLIERE DEL GRUPPO "MOVIMENTO 5 STELLE — BEPPE GRILLO.IT", SIGG. ANDERLINI FIORELLA E PAGNOTTA MANUELA, AD OGGETTO: "PECE.
9.   MOZIONE PRESENTATA DALLE CONSIGLIERE DEL GRUPPO "MOVIMENTO 5 STELLE — BEPPE GRILLO.IT", SIGG.RE ANDERLINI FIORELLA E PAGNOTTA MANUELA, AD OGGETTO: "ISTITUZIONE DI UN REGISTRO DEI TUMORI E DI UN REGISTRO DELLE CAUSE DI MORTE NEL TERRITORIO DEL COMUNE DI SPILAMBERTO — AVVIO DI UN SERVIZIO DI SORVEGLIANZA SANITARIA.
10.MOZIONE PRESENTATA DAL GRUPPO "MOVIMENTO 5 STELLE — BEPPE GRILLO.IT", SIGG.RE ANDERLINI FIORELLA E PAGNOTTA MANUELA, AD OGGETTO: "BILANCIO PARTECIPATIVO".
11.MOZIONE PRESENTATA DALLE CONSIGLIERE DEL GRUPPO "MOVIMENTO 5 STELLE — BEPPE GRILLO.IT", SIGG.RE ANDERLINI FIORELLA E PAGNOTTA MANUELA, AD OGGETTO: "CENSIMENTO DEI MANUFATTI CONTENENTI AMIANTO PRESENTI SUL TERRITORIO COMUNALE".
12.INTERROGAZIONE, CON RICHIESTA DI RISPOSTA SCRITTA, PRESENTATA DALLE CONSIGLIERE DEL GRUPPO "MOVIMENTO 5 STELLE — BEPPE GRILLO.IT", SIGG.RE ANDERLINI FIORELLA E MANUELA PAGNOTTA, AD OGGETTO: "CIRCO ACQUATICO".
13.INTERROGAZIONE, CON RICHIESTA DI RISPOSTA ANCHE SCRITTA, PRESENTATA DAI CONSIGLIERI DEL GRUPPO "SPILAMBERTO LIBERA E RESPONSABILE", SIGG. FORTE MAURIZIO E MALMUSI ALBERTO, DALLE CONSIGLIERE DEL GRUPPO "MOVIMENTO 5 STELLE — BEPPE GRILLO.IT", SIGG.RE MANUELA PAGNTTA E ANDERLINI FIORELLA E DALLA CONSIGLIERA DEL GRUPPO "UNITI PER LA SINISTRA DI SPILAMBERTO E SAN VITO", SIG.RA SPADINI MIRELLA, AD OGGETTO: "DELIBERA DEL CONSIGLIO COMUNALE N. 69 DEL 01/10/2014, AD OGGETTO: ARCHIVIO STORICO — APPROVAZIONE CONVENZIONE CON LA FONDAZIONE DI VIGNOLA."
14.MOZIONE PRESENTATA DAL CONSIGLIERE DEL GRUPPO "SPILAMBERTO LIBERA E RESPONSABILE" SIG. MAURIZIO FORTE, AD OGGETTO: "PIAE - VERIFICA DEI FABBISOGNI E REVISIONE DELLA PIANIFICAZIONE".
15.MOZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI DEL GRUPPO "SPILAMBERTO CON IL CENTRO SINISTRA" SIG.RI MORSELLI NOCCOLO, MERCATI GIORGIA, CASTAGNINI ALICE, TALLARICO VIOLA E MAZZI ELISA AD OGGETTO: "ADOZIONE DI MISURE VOLTE A PREVENIRE E CONTRASTARE LA DIFFUSIONE DEL GIOCO D'AZZARDO PATOLOGICO".
16.INTERPELLANZA PRESENTANTA DAI CONSIGLIERI DEL GRUPPO "SPILAMBERTO LIBERA E RESPONSABILE" SIG.RI FORTE MAURIZIO E MALMUSI ALBERTO "COSTO DEL SERVIZIO DI GESTIONE RSU, A COSA SONO DOVUTE LE DIFFERENZE?"











giovedì 11 dicembre 2014

SABATO BANCHETTO RACCOLTA FIRME FUORI DALL'EURO

Sabato 13 dicembre , iniziamo la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare che portera' , nel dicembre 2015 , al referendum di indirizzo sull'euro. Vi aspettiamo per confrontarci al banchetto in piazza Caduti Liberta' , tra l'edicola e la gelateria , dalle 10 alle 12. 
Per firmare occorre la carta di Identita' non la patente a tessera.

Infrastrutture. Dell’Orco(M5S): “Autostrade Spa conferma che variante di valico provoca frane”

Video dichiarazioniAutostrade durante missione parlamentare sui cantieri




Guarda il video riprese sui cantieri https://www.youtube.com/watch?v=c8WYMZZ44JE
  “Un'opera da quattro miliardi costruita sopra le frane. E chegenera altre frane. Parliamo della Variante di Valico dell'Autostrada A1 Firenze-Bologna. Un'autostrada che sarà tutta aperta al traffico tra un anno ma che sta causando spostamenti di terre e di interi centri abitati. Ce lo hanno confermato gli stessi tecnici della società Autostrade questa mattina durante una missione proprio nei cantieri sotto esame. In particolare, sta camminando il viadotto Rio Piazza a monte di Ripoli: la frana è statariattivata proprio dagli scavi. Dodici le famiglie sfrattate e 140 edifici sotto stretto monitoraggio. Però l'opera deve andare avanti, ci dice il governo”. Lo dichiarano il deputato Michele Dell’Orco ,   capogruppo M5S della CommissioneTrasporti e i suoi colleghi parlamentari Andrea Cioffi, Marco Scibona e Samuele Segoni che oggi hanno partecipato ad una missione organizzata dalle competenti Commissioni Parlamentari di Camera e Senato per incontrare i tecnici della Società Autostrade proprio sui cantieri in corso della tratta che affiancherà l’attuale A1 Bologna-Firenze, opera al centro di querelle da decenni per il suo fortissimo impatto ambientale, i suoi costi aumentati a dismisura e per i suoi ritardi.
“Vietato fermarsi, vietato chiedersi se è giusto mettere arepentaglio la stabilità della dorsale appenninica e questo nonostante le belle parole di Renzi sul dissesto idrogeologico”. Questa la sensazione riportata da Dell’Orco e dai suoi colleghi al termine dell’incontro e aggiungono: “Si tratta senza dubbio di un'opera importante, certo, ma che sta causando danni ai cittadini e dissesto al territorio. Il dissesto idrogeologico è stata solo una bella passerella per il governo, e zero atti prodotti.  Registriamo solo una corsa a completare le opere pubbliche. Anche quelle che - a detta degli stessi costruttori - "attivano frane”. Questa è l’unica cosa che interessa alla solita cricca che favorisce gli amici e i compagni di affari”.
“È singolare poi il ruolo dell'ex ministro dei lavori pubbliciPietro Lunardi: la sua società Rocksoil ha progettato molte delle gallerie della Variante tramite le imprese aggiudicatrici delle gare. Gare bandite anche nel periodo in cui era ministro. Noi vogliamo vederci chiaro, anche per il suo ruolo negli incarichi affidati dalla società Spea (100% autostrade). Tra l’altro - continuano - è proprio la Spea ad aver recentemente fornito gli ultimi dati degli "spostamenti" del terreno: i due misuratori piazzati sopra ilviadotto Rio Piazza dicono che il pilone numero 5 ha già superato i 15 centimetri di movimento da novembre 2011 allo stesso mese del 2014. Uncentimetro e mezzo negli ultimi 5 mesi. Insomma conclude Dell’Orco- è il solito grande affare in cui tanti soldi sono finiti nelle stesse tasche in palese conflitto di interessi. E’ la vergogna di un sistema malato che va avanti da troppi anni e che deve essere rivoltato come un calzino e contro cui noi combattiamo”.




Michele Dell’Orco
Cittadino Deputato
Movimento 5 Stelle

martedì 2 dicembre 2014

Roma: svelata la cupola mafiosa

E' stata scoperchiata la 'cupola' della sedicente nuova politica, con le mani sulla Capitale. Non sono solo mele marce, ma sono veri e propri criminali tanto quanto il capo di questa cupola mafiosa presente a Roma, l'ex NarMassimo Carminati. C'è un ramificato sistema corruttivo al comune di Roma che devia l'assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici e l'operazione di stanotte ne è l'ennesima dimostrazione Alemanno non è l'unico a essere coinvolto.
In pochi ricordano che Luca Odevaine, arrestato stamane, era il capo di Gabinetto di Veltroni sindaco e già al ministero dell'Ambiente con laMelandri. Poi c'è l'ex ad dell'ente Eur, Riccardo Mancini e l'ex presidente di Ama Franco Panzironi, nomi messi lì dall'amico sindaco di turno. Ancora: Eugenio Patanè, consigliere Pd, Luca Gramazio di Fi e il presidente dell'Assemblea capitolina, Mirko Coratti. Insomma ci stanno dentro tutti.
Ecco a cosa servono le larghe intese.
video


L'operazione "mondo di mezzo" ha portato agli arresti 37 persone, indagate oltre cento e ben 200 milioni di euro sono stati sequestrati. Un perfetto intreccio di affari, politica e mafia. Un sistema di corruzione, abusi, e malaffare complesso e ramificato. Una vera piovra distesa su tutti gli affari di Roma capitale.
L'ennesima dimostrazione di un mondo politico corrotto e marcio che devasta interi tessuti sociali e fa affari anche sulle disgrazie degli immigrati.
L'operazione conclusa dalla procura di Roma è una delle più importanti mai realizzate nella capitale d'Italia, una dimostrazione di come la criminalità organizzata, abbia radici profonde dovunque. Radici che si intrecciano con quelle della politica più sporca e gli affari più corrotti.
Dall'altra parte in un Paese in cui ci sono continue minacce di morte ai magistrati, in cui sembra che la criminalità organizzata e la corruzione prevalgono, questa di oggi è una risposta che da respiro ai cittadini onesti. Una risposta decisa che conferma la presenza e il lavoro prezioso delle forze dell'ordine e della magistratura. Il Paese appartiene agli onesti e bisogna continuare a lavorare per ripulire non solo Roma, ma ogni città d'Italia e soprattutto la politica ad ogni suo livello.